giovedì 6 novembre 2008

nativi digitali?

Riporto alcuni dati interessanti della ricerca condotta presso gli studenti universitari (di Bicocca) presentata oggi al convegno in Bicocca sui Nativi e immigrati digitali da Paolo Ferri (per maggiori info: vedi qui).
Intanto quelli che non usano mai internet (esistono davvero!) sono lo 0,5% (ma sono molto pochi), mentre la maggior parte (quasi il 70%) dichiara di usarlo più di 5 ore la settimana (tra cui un buon 25% che dice di usarlo più di 20 ore alla settimana...).
Insomma, "sono conessi".
L'instant messaging è usato tutti i giorni da oltre il 55% (quelli che non lo usano mai sono il 2% e i "raramente" sono l'11%).
Insomma, "sono connessi tra di loro".
Quanti di loro hanno un blog? oltre il 40% ha un blog. Forse i "giovani" non leggono i libri, ma di sicuro scrivono.
Insomma, "si esprimono".
Solo il 36% ha un profilo su un sito di social networking (ma l'indagine è stata fatta in primavera, prima di Facebook, dove "Resistence is futile", probabilmente ora il dato è molto diverso).
In poche parole: comunicano e lo fanno all'ennesima potenza. E non sono mai soli, perché fanno parte di una "rete".

Altra ricerca: stamattina ad Assolombarda hanno svelato i risultati di un'indagine fatta presso le scuole (ca una decina di classi a milano) che hanno partecipato alla giornata di orientamento per le facoltà scientifiche, a cui ho partecipato (v. qui per maggiori informazioni).
Alcuni dati davvero sorprendenti presentati da Martha Fabbri: quasi il 50% ha dichiarato di volersi iscrivere ad una facoltà scientifica. molti di loro hanno detto di trovare utili i materiali multimediali per lo studio. tanti hanno detto che percepiscono la ricerca come qualcosa di sperimentale e pratico e non teorico (meno male). Ci sono altre info interessanti, ma queste sono quelle che mi ricordo a memoria (anche perchè mi interessavano ;o))

1 commento:

simone maccaferri ha detto...

beh, un'altra comunicazione è possibile... e magari anche utile!

bello che si facciano queste iniziative, attendiamo con più o meno fiducia che anche l'"altrà metà del cielo" non rimanga un qualcosa di "altro"